Così Vandana Shiva all'Expo di Milano è diventata un caso

Nata in India, della casta sacerdotale dei brahmini, ma addottorata in Canada, la Shiva, 62 anni, è abituata a sparare affermazioni iperboliche senza timore di smentita, o quantomeno di smentite che arrivino a perforare il muro di ammirazione costruito intorno a lei in tutto il mondo ma specie in Italia. Per questo, la dettagliata critique pubblicata in agosto dal New Yorker, rivista letta e rispettata negli ambienti da lei navigati, sta facendo scalpore. Il piedistallo traballa e rischia di segnare l'ennesimo autogol dell'Expo, che ha voluto Vandana Shiva ad abbellire la sua vetrina.
Nemmeno l’accostamento al Mahatma Gandhi le ha evitato l’attacco frontale del New Yorker . Vandana Shiva, iconica portabandiera della lotta agli organismi geneticamente modificati (Ogm) e ora consulente di Milano Expo, è stata sloggiata dal piedistallo costruito in anni di campagne — soprattutto in India — a protezione degli «interessi dei contadini poveri» danneggiati, a suo dire, dalle multinazionali «senza scrupoli» pronte a barattare la salute dei più per i profitti di pochi. (…) Vandana ha anche legato la coltivazione del cotone BT (geneticamente modificato) all’aumento dei suicidi tra i coltivatori. Che però hanno smentito in prima persona l’attivista, lodando invece le ricadute positive di questo tipo di coltura. Vandana Shiva non è rimasta in silenzio, accusando la Bibbia newyorchese di «razzismo» e ribadendo la sua dedizione alla «scienza di servizio». L’icona resta fiera. Ma la tenzone lascerà molte cicatrici.